domenica 16 marzo 2014

Il Canto delle Amazzoni

Ho scritto questo brano il giorno della Festa della Donna, profondamente ispirata dal capitolo del libro Le società matriarcali, di Heide Goettner-Abendroth, sul fiero Worisiana, "il popolo delle donne che discendono dalle madri". Lo vorrei pubblicare ora con la speranza che possa ispirare a sua volta tutte quelle donne che, in modo consapevole o inconsapevole, sono vittime del patriarcato, perchè alzino di nuovo la testa e combattano per la loro libertà e per quella di noi tutte.

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La donna non nacque guerriera. Nacque come armoniosa espressione della natura libera, infusa del fuoco della vita e dell’amore, e portatrice, dentro se stessa, di tutte le possibili espressioni naturali, dalle più dolci alle più selvagge.
Nelle antiche società matriarcali la vita scorreva pacificamente, protetta e vegliata dalle Leggi dell’Armonia. Le donne si occupavano di coltivare la terra e di mantenere e tramandare il sapere femminile, gli uomini procuravano il cibo, aiutavano le loro amate e svolgevano i lavori più pesanti. Donne e uomini si dividevano i compiti, mantenevano l’equilibrio e vivevano nella pace e in costante comunione con lo spirito della Grande Madre.
Questa condizione di vita, però, ad un certo punto venne sconvolta dall’invasione di popoli dal forte carattere patriarcale, che distrussero l’equilibrio, violarono le sacre leggi della natura e portarono morte e devastazione.
La donna non nacque guerriera. Ma lo divenne.
Nel momento in cui tutto ciò che di più sacro aveva al mondo, tutto ciò in cui aveva sempre creduto e che aveva sempre vegliato e amato e tramandato, venne minacciato e distrutto, divenne feroce leonessa, letale giaguaro, possente orsa, e combatté. Affilò armi che sino a quel momento erano servite solo per tagliare vegetali e pelli animali, che servivano per nutrirsi e proteggersi dal gelo dell’inverno. Acuminò la punta delle frecce, costruì nuovi pugnali e nuovi archi, e combatté, alla morte… o a una nuova vita libera.

Nel momento estremo della necessità, la donna scoprì un nuovo modo di essere armoniosa figlia della natura. Scoprì la spietatezza degli animali quando sono minacciati, scoprì che poteva usare le unghie e i denti, e scoprì la presenza sfolgorante del fuoco indomabile, che ardeva nel suo cuore, alimentava il suo coraggio e illuminava i suoi occhi di una luce potente. Una luce di ribellione e di pura, incontrastabile libertà.

Così la donna abbracciò ancora una volta la voce dell’antica Madre, che offesa, violata e devastata dall’uomo invasore urlava dentro di lei. Nel silenzio e nell’attesa, apprese i modi per manifestarla, e non si piegò mai, mai, alla dilagante malattia patriarcale che stava infettando la sua terra.

L’urlo della guerriera, che scaglia le frecce contro il nemico, affonda il pugnale e risponde alle ferite ricevute con nuova indomabile forza, con coraggio e determinazione, è l’urlo della donna che non si sottomette, che non accetta l’inaccettabile e che finché ha fiato in gola combatte per se stessa e per tutte le sue sorelle.

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Le citazioni che seguono spiegano come sia avvenuto il passaggio dal matriarcato al patriarcato, in particolare presso alcuni popoli che vivevano nel Sud America, nei quali ebbero origine le Amazzoni sudamericane: donne guerriere che ancora oggi vivono sulle catene montuose e nelle foreste che costeggiano il fiume Orinoco.

Nel corso dei millenni, la coevoluzione tra una cultura matriarcale e l’influsso di popolazioni patriarcali sempre più invadenti spiega come una pacifica società agricola possa aver dato origine, in alcuni casi, a regni di donne guerriere. I modelli sociali amazzoni si sviluppano nel corso della lunga e difficile, quanto dolorosa, era di transizione, allorché le strutture patriarcali nascenti entrano in collisione con le antiche culture matriarcali.”

Sotto il regno della coraggiosa Toeyza, moglie del capo, tutte le donne sposate della comunità si riunirono per fondare la società segreta del Giaguaro e opporsi alla tirannia dei mariti (il giaguaro rappresenta il lato oscuro della luna). Gli uomini costringevano infatti le donne a lavorare senza tregua, in una quotidiana umiliazione. Ma la società fu scoperta da tre uomini e il giaguaro sacro ucciso davanti ai loro occhi. Le donne allora avvelenarono i mariti e fuggirono attraverso le foreste in una lontana terra a oriente. Portarono con sé provviste, amache e armi, dichiararono la loro indipendenza e si fecero chiamare “il popolo delle donne che discendono dalle madri” (Worisiana). Attaccate dagli alleati dei mariti, si difesero egregiamente con archi e frecce e, alla fine, si fermarono e fondarono il loro regno nella Sierra Parima. Il codice sociale promulgato da Toeyza, loro prima regina, era ancora in uso quando gli esploratori vennero a sapere delle Amazzoni.”

[La reazione delle donne della leggenda] “Sono il riflesso del passaggio dai modelli matriarcali a quelli amazzoni, modelli che adottarono per resistere al primo brutale tentativo patriarcale degli uomini di renderle schiave.”

Le Amazzoni rappresentano una risposta alle continue minacce patriarcali (…).”

 “Le società amazzoni nascono nei periodi di transizione tra epoche culturali matriarcali e patriarcali.
Si tratta di una forma di reazione delle società matriarcali che stavano per essere conquistate dai popoli patriarcalizzati e dalle loro società degli uomini
.”

(Heide Goettner-Abendroth, Le società matriarcali, Venexia, Roma, 2013, pp. 336-347)

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Le Amazzoni vanno tenute distinte dalle donne matriarcali che combatterono a fianco dei loro uomini; furono, al contrario, guerriere (…) che fondarono società da cui gli uomini erano esclusi. I regni amazzoni sono una variante particolare dell’ordine sociale matriarcale.”

(Heide Goettner-Abendroth, p. 347)

Nel caso delle Amazzoni di cui narra la leggenda della fiera regina Toeyza e della Società segreta del Giaguaro, le donne si ribellarono ai loro mariti, che usavano su di loro violenza e umiliazione.
In un’antica società matriarcale un simile comportamento da parte degli uomini sarebbe stato inaccettabile. Al contrario, gli uomini stessi avrebbero combattuto al fianco delle loro amate, per ostacolare la nascita o l’invasione di questo tipo di atteggiamenti, che violavano gravemente i valori su cui si era sempre fondato il loro popolo.
Si potrebbe quindi ipotizzare, come spiega l’autrice de Le società matriarcali, che in questa precisa situazione “I mariti dovessero essere membri di altre comunità, tribù che attaccarono e conquistarono quelle a cui appartenevano le donne, obbligandole a sposarli.”
Dalla costrizione, in tutte le sue forme, nacque dunque la sacra ribellione delle donne, che abbracciarono il cambiamento e, non potendo più vivere come avevano sempre fatto, si resero protettrici di loro stesse e della sacra armonia.
Nella situazione estrema che si venne a creare si spiega infatti il passaggio da un modo d’essere femminile pacifico, materno e amorevole, ad un modo d’essere altrettanto femminile ma feroce e spietato.
Tutto nasce dal fuoco che arde nel ventre delle donne, e che si manifesta in modi diversi a seconda della necessità.
Un fuoco che, quando divampa e spinge le donne a ribellarsi e a combattere, non andrebbe mai mitigato, nascosto, vissuto con vergogna o ritenuto sbagliato e disarmonico, ma andrebbe invece compreso ed esaltato. Perché rende la donna forte, risveglia il suo diritto alla Libertà e la spinge a non chinare mai la testa, ma a camminare con gioia e fierezza lungo le impervie vie del mondo.

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La storia delle amazzoni sudamericane è la storia di donne nate libere e forti nella loro stessa libertà, nel loro potere armonioso e nei loro diritti. Donne fatte schiave dall’uomo patriarcale che ha tentato di privarle della loro dignità, senza però riuscirci, perché troppo saldo era il loro coraggio e incrollabile la loro unione. Un’unione femminile che ha permesso loro di sopravvivere e di diventare un popolo forte e indipendente.

Una donna che ha conosciuto la libertà non è addomesticabile e non può essere sottomessa, perché ritroverà sempre il suo diritto a vivere libera e lo rivendicherà ogni giorno della sua vita.


Dedico queste parole, il mio amore e il fuoco della ribellione che sento ardere dentro di me sin da bambina, alle antiche donne che divennero guerriere per difendere e preservare gli antichi valori del Femminino sacro, e specialmente alla storico-leggendaria Toeyza, regina delle Worisiana, a Boudicca, regina degli Iceni e alle amatissime Sacerdotesse della Società segreta delle Donne Nootka, che sacrificarono la loro vita per allontanare dall’isola di Vancouver l'invasione dei Kestadores spagnoli.
Il mio cuore, la mia anima e il mio fuoco brillano e brilleranno con voi per sempre.

3 commenti:

Carmen Hex ha detto...

Grazie per questo prezioso scritto *.*

Niviane ha detto...

Certo: la sottomissione porta alla ribellione, non c'è altra possibilità. La via pacifica e costruttiva è sempre la migliore, ed è questo lo spirito con cui bisogna relazionarci al nostro quotidiano, come dicevano la Eisler e la Gimbutas, con spirito "mutualistico" e pacifico ma aggiungerei anche "pronte a difendere la propria libertà in ogni modo si riveli possibile". In effetti, ci sono dei casi in cui la via pacifica, delle parole e dei convincimenti si rivela non più perseguibile poiché diventa una via destinata a soccombere e in quei casi la guerriera deve sapersi mostrare con tutta la sua severità. Anche se bisogna farlo senza cadere nella trappola di emulare lo schema maschile, poiché c'è questo rischio.
Ad ogni modo sì: ribellione, ogni volta che serve. Non vivere con il senso di asprezza nel cuore, ma con la forza di saper agire quando serve.
Un bel post Violetta

:*

Viola di Nebbia ha detto...

Direi che questa volta siamo decisamente d'accordo Niv... ;)) e soprattutto mantenersi salde in se stesse, luminose in se stesse, perché lottare non significa perdere la propria luce e cedere all'oscurità, ma brillare ancora più intensamente perché si sta agendo per difendere l'armonia :)